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mercoledì 4 luglio 2012

La terra


La terra che ho tanto amato sarà già da un paio di mesi arsa dal sole.
Gli ulivi secolari in fila, a perdita d'occhio, negli infiniti campi rossi delimitati da muretti a secco non saluteranno più il mio passaggio.
Ogni volta rimanevo stupita ad osservare la meraviglia di tutte quelle sfumature di verde e marrone, le piccole foglie e le rughe dei rami.
E poi il turchese del mare, i profumi della macchia mediterranea: origano, rosmarino, timo e mirto.
Il vento teso, lo scirocco che toglie il respiro e rallenta il passo e il maestrale che rinfresca la sabbia. Quel Cedro del Libano che svetta fiero sulla piccola baia.
Le stradine interne che portano a casa. La tua casa.
Il giallo dei campi che sembra savana, la vite bassa del Primitivo, il sole al tramonto arancione come un tuorlo d'uovo.
Il rumore delle onde.
E' vero che la terra ti resta dentro, per sempre.
E quando un posto, in cui non sei nata, ti cattura in qualche modo e ti affascina così tanto
allora significa che tu appartieni a questo posto, a questi luoghi. Nonostante tutto.
La terra nessuno te la può togliere dalla pelle, dalle mani, dal cuore.